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Il Patent Box e i vantaggi per le PMI

A differenza di altri paesi europei, dove chi trae maggiore beneficio dall’applicazione del Patent Box sono le grandi aziende, in Italia il settore più interessato all’agevolazione fiscale è quello delle PMI.

Patent Box e PMI, i primi dati della tassazione agevolata

I primi dati dell’anno in corso, in relazione all’applicazione del Patent Box, sono arrivati da una tavolta rotonda organizzata dall’Agenzia delle Entrate, insieme a rappresentanti di ABI e Confindustria ed esperti del settore.

A febbraio del 2016, il numero delle imprese che hanno applicato il Patent Box sui marchi e altri beni immateriali agevolati hanno superato le prime stime effettuate dall’Agenzia delle Entrate, trattandosi di quasi 4500.

Oltretutto, è apparso subito evidente come la norma piacesse soprattutto alle piccole e medie imprese: solo 287 di queste adesioni, infatti, è risultata appartenere a grosse aziende. Il fatturato medio dei richiedenti è compreso tra i 10 e i 50 milioni di euro.

Quali beni immateriali riguardano le richieste di adesione al Patent Box?

  • 36% marchi
  • 22% know how
  • 18% brevetti
  • 14% disegni e modelli
  • 10% software

Qual è la ripartizione geografica?

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Al primo posto la Lombardia, seguita da Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana. In generale, si nota una predominanza delle imprese del Centro-Nord, mentre il Mezzogiorno per adesso su questo tema è rimasto indietro.

La decentralizzazione delle istruttorie favorisce il Patent Box

Il ruling è diventato oggetto di competenza a livello regionale e questo ha fatto sì che le imprese (piccole, medie e grandi) con un fatturato inferiore a 300 milioni di euro potessero definire la pratica in tempi molto più rapidi.

L’Agenzia delle Entrate ha iniziato con il formare su questa tematica 250 persone, distribuite su tutto il territorio: questa novità ha permesso di gestire più agevolmente un numero di richieste che ha colto di sorpresa un po’ tutti per la loro inaspettata portata.

Nel corso dell’anno si sono generate diverse situazioni, distinguendo tra diversi casi:

  • coloro che hanno inviato l’istanza di ruling pienamente consapevoli dei loro obiettivi
  • coloro che hanno inviato l’istanza di ruling rimandando le valutazioni di fatto a quando i termini dell’agevolazione fossero stati più chiari
  • coloro che hanno inviato l’istanza in relazione ai marchi, temendo comunque che sarebbero stati presto esclusi dall’agevolazione in base alle direttive del progetto BEPS (cosa che, per adesso, il nostro Paese non è intenzionato a fare).

Documenti richiesti per il ruling alle PMI

Vi rimandiamo all’approfondimento più esteso della nostra guida, riassumendo comunque i punti essenziali.

Le PMI dovranno fornire:

  • documenti che individuino quali beni immateriali, con il loro uso diretto, hanno generato la quota di reddito agevolabile dal Patent Box
  • indicazione sull’eventuale vincolo di complementarietà dei beni intangibili usati in modo congiunto per creare un prodotto o un processo. Ricordiamo che, in base alla Legge di Stabilità del 2016, la complementarietà riguarda anche beni di tipo diverso, diversamente a quanto stabilito in precedenza. Tale norma vale anche retroattivamente
  • descrizione delle attività di ricerca e sviluppo che abbiano contribuito a creare, mantenere e accrescere il valore del o dei beni immateriali agevolati

patent box e pmi documenti

Qual è la principale differenza rispetto a quanto devono fornire le grandi imprese?

Principalmente, che le PMI non devono elencare, in relazione al contributo economico apportato dai beni immateriali agevolati, i metodi di calcolo che hanno utilizzato e la motivazione che li ha spinti a sceglierli.

L’impatto del Patent Box nei diversi paesi europei

La tassazione a cui vengono sottoposte le imprese è un tema particolarmente importante per le diverse capitali europee in questo momento, in quanto si stanno preparando le varie Leggi di Stabilità 2017 e perché sono in vista le elezioni di due paesi molto importanti, la Francia e la Germania.

A fronte delle considerazioni fatte, nel panorama dei regimi fiscali europei spicca come più conveniente quello irlandese, che ha un’aliquota decisamente bassa e una tassazione conveniente su dividendi e ricerca. Dall’altro lato della medaglia invece troviamo, manco a dirlo, proprio Francia e Germania.

Quello che emerge, al di là di tutto, è che negli ultimi anni si è innescato un graduale processo di avvicinamento su alcuni punti a causa della concorrenza fiscale: questo ha portato, ad esempio, un allineamento sugli incentivi dati alle attività di ricerca e di sviluppo e la deducibilità sugli ammortamenti.

In Italia il Patent Box abbraccia una più vasta gamma di tipologie tra i beni immateriali agevolabili (ci riferiamo soprattutto, alla questione dei marchi), mentre in Francia le tipologie sono più limitate.
La Germania (giusto per concludere citando le due “maglie nere” europee) non prevede proprio alcuna misura simil Patent Box.

Un altro vantaggio che il nostro Paese presenta rispetto agli altri è che prevede un ammortamento più alto per i beni intangibili, sempre rispetto a Francia e Germania: tale regime diventerebbe ancora più vantaggioso se, nella Legge di Stabilità del 2017, venisse riconfermato il “superammortamento” come sembra aver indicato il premier Renzi.

 


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