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PATENT BOX: RULING

Ruling – Definizione e applicazione nel Patent Box

Il tax ruling (abbreviato in ruling) può essere descritto come una decisione anticipata in ambito fiscale, attraverso la quale le autorità di uno Stato membro comunicano ad una specifica società le modalità con cui verrà calcolata l’imposta sul reddito societario.

Ogni procedura di ruling può avere una durata variabile da alcuni mesi o diversi anni e si concretizza in incontri e richieste di documentazioni integrative, oltre a eventuali accessi che hanno lo scopo di verificare l’esattezza dei dati forniti. La sua conclusione avviene firmando un accordo dove le parti stabiliscono il metodo e la formula da utilizzare per il calcolo del reddito dell’intangibile.
L’Agenzia delle Entrate controllerà il rispetto dell’accordo nel corso del quinquennio interessato.

patent box ruling ricerca e sviluppo

L’articolo 12 del Decreto Patent Box chiarisce l’ambito applicativo della procedura di ruling.
In particolare, la disposizione prevede che l’attivazione della procedura di ruling, che nel nostro caso avviene con l’Agenzia delle Entrate, sia obbligatoria per determinare il reddito agevolabile che deriva da un utilizzo diretto dei beni immateriali, mentre sia opzionale per calcolare il reddito agevolabile derivante da attività di ricerca e sviluppo dei beni intangibili prodotti nell’ambito di operazioni infragruppo.
Il ruling è opzionale anche per determinare le plusvalenze derivanti dalla cessione dei beni immateriali, sempre in ambito di operazioni infragruppo.
In caso di ruling obbligatorio, l’opzione diventa efficace solo dal momento in cui è stata inviata l’istanza e la deduzione si opera solo dopo la sottoscrizione del ruling.
In caso di ruling facoltativo il quinquennio decorre dall’opzione.

Il punto centrale da tenere a mente, prima di presentare un’istanza di ruling, è che esso può coinvolgere diversi beni immateriali che siano riconducibili alla stessa tipologia seppur non complementari tra di loro.
Il chiarimento è stato fatto dall’Agenzia delle Entrate, in seguito ai dubbi espressi dagli imprenditori che si trovano a gestire questo tipo di situazione: può essere presentata una sola istanza di ruling per più di un bene, ma in fase di integrazione della documentazione occorre comunicare la descrizione dei singoli beni intangibili in proprio possesso, le attività di ricerca e sviluppo a essi collegate e indicare se è presente il vincolo di complementarietà.
In questo modo è stato chiarito che non occorre presentare un’istanza per ognuno dei marchi posseduti e così le imprese si trovano in loro possesso uno strumento in più per completare la documentazione, secondo quanto stabilito dal provvedimento del 23 marzo 2016.
Il tempo limite stabilito da tale provvedimento per l’invio e l’integrazione della documentazione è di 150 giorni dal giorno di presentazione dell’istanza, per tutte quelle inviate entro il 31 marzo 2016.
Tale termine in origine era di 120 giorni, ma è stato modificato dal provvedimento del 23 marzo 2016.

Cosa fornire nella documentazione a corredo del ruling

patent box ruling documentazione

In cosa deve consistere la documentazione da fornire per presentare l’istanza di ruling?
Vediamo i vari punti:

  • Documentazione che individui in modo analitico i beni intangibili responsabili della produzione del reddito di impresa agevolabile, grazie al loro uso diretto o grazie alla loro concessione in uso. Vanno indicati anche quei beni immateriali dalla cui cessione viene generata la produzione della plusvalenza escludibile dal reddito di impresa;
  • nel caso in cui si verifichi la concessione in uso e la cessione di beni intangibili, nella documentazione occorrerà indicare quali società controllano l’impresa, sia direttamente che indirettamente, quali società ne sono controllate o sono controllate dalla medesima società che controlla l’impresa con cui tali operazioni vengono effettuate;
  • nel caso di affitto a terzi, occorre fornire l’indicazione analitica dei canoni che derivano dalla concessione in uso dei beni intangibli, nonchè dei costi connessi a tali beni che sono fiscalmente rilevanti, sia diretti che indiretti;
  • il vincolo di complementarietà tra i beni immateriali, se esiste, deve essere indicato in modo dettagliato, se dal loro uso diretto o dalla loro concessione in uso deriva la quota di reddito di impresa che può essere agevolata. Ricordiamo che tale vincolo è presente nel caso in cui l’impresa utilizzi più di un bene immateriale per la creazione di un unico prodotto o di un ciclo produttivo;
  • deve essere indicato anche il vincolo di complementarietà tra i beni immateriali che sono stati ceduti e che hanno contribuito alla creazione della plusvalenza;
  • l’attività di ricerca e sviluppo svolta dall’impresa deve essere descritta in modo chiaro, così come occorre sia sottolineato il collegamento diretto tra tale attività e lo sviluppo, il mantenimento e l’aumento di valore dei beni immateriali e come dal loro uso diretto dipende la creazione della quota di reddito di impresa che può essere agevolata.
  • i metodi e i criteri, con cui è calcolato il contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita dei beni dal cui uso diretto o concessione in uso deriva la quota di reddito agevolabile, devono essere illustrati nel dettaglio;
  • devono essere descritti in dettaglio anche i metodi con cui viene calcolata la plusvalenza e i motivi per cui sono stati scelti.
  • nel caso l’istanza di ruling venga presentata da microimprese, PMI, non è obbligatorio illustrare i criteri di calcolo del contributo economico alla creazione del reddito d’impresa o della perdita dei beni.

Tutti i sopra citati metodi e criteri potranno essere definiti in contraddittorio con l’ufficio durante la procedura di accordo preventivo.

Tipi di beni immateriali

Le tipologie di beni immateriali definite dai “romanini” sono:

  • i software protetti da copyright;
  • i brevetti industriali, sia quelli che sono stati concessi sia quelli in corso di concessione;
  • i marchi d’impresa, compresi i marchi collettivi, sia quelli registrati sia quelli in corso di registrazione;
  • i disegni e i modelli giuridicamente tutelabili;
  • le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, includendo in questo gruppo quelle commerciali o scientifiche considerate come informazioni segrete e quindi tutelabili giuridicamente.

Vuoi saperne di più sui beni immateriali?

Indirizzo a cui inviare la documentazione integrativa

Il già citato provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 23 marzo 2016, ha introdotto un’ulteriore novità di una certa importanza: tutte le aziende che fatturano meno di 300 milioni di euro hanno l’obbligo di far avere l’istanza di ruling alle Direzioni regionali di riferimento dell’Agenzia delle Entrate e alle Direzioni Provinciali di Trento e di Bolzano.
Per i fatturati pari o superiori a 300 milioni di euro, almeno da quanto risulta nell’ultima dichiarazione presentata prima di inviare l’istanza di ruling, la competenza è affidata alla Direzione Centrale Accertamento, Settore Internazionale, Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali, uffici di Roma in via Cristoforo Colombo 426 c/d e quello di Milano in Via Manin 25.

Ruling e “remissione in bonis

L’opzione del Patent Box può anche essere esercitata in ritardo sui tempi previsti, sfruttando la cosiddetta “remissione in bonis”: con questo nome viene definita una sanatoria che permette ai contribuenti che sono fuori dai tempi massimi la possibilità di evitare la decadenza dal beneficio.
Occorre che questi soggetti si mettano in regola entro la scadenza della presentazione della prima dichiarazione dei redditi utile (attualmente entro il 30 settembre 2016) e versando una sanzione di almeno 258 euro in F24.
Sono esclusi dal poter beneficiare della remissione in bonis i contribuenti con un accertamento in corso, riguardante anche l’adempimento oggetto della sanatoria.

Ulteriori chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sul ruling

L’Agenzia delle Entrate, nel corso del tempo, ha deciso di fare chiarezza su alcuni punti controversi del ruling, che generavano perplessità nei contribuenti.

Vediamo quali sono, descritti punto per punto.

1. Mancata presentazione (o integrazione) della documentazione entro la scadenza dei termini
In questo caso il ruling deve essere necessariamente abbandonato, ma rimane la possibilità di inviare una nuova istanza e far decorrere, dall’anno della presentazione, ulteriori 5 anni.
2. Utilizzo indiretto di un bene immateriale
In questo caso l’istanza di ruling è facoltativa, ma se è stata utilizzata comunque l’opzione di Patent Box, questa rimane valida anche in caso di mancata presentazione del ruling: i 5 anni iniziano a decorrere e il contribuente deve determinare la quota di reddito agevolato in modo autonomo.
Se l’anno dopo l’istanza di ruling viene presentata, per poterne sfruttare i benefici occorrerà aspettare che l’accordo sia concluso.
Se la documentazione non viene presentata entro i termini previsti, l’istanza viene considerata decaduta, ma il Patent Box rimane efficace e il reddito continua a dover essere determinato in modo autonomo: è possibile, comunque, presentare una nuova istanza di ruling, ma in tal caso, per poter beneficiare del Patent Box, bisogna aspettare che l’accordo venga sottoscritto.
3. Rinuncia dell’opzione
Nella circolare n. 11/E, l’Agenzia delle Entrate specifica che la rinuncia dell’opzione può riguardare anche solo uno dei beni immateriali interessati.
4. Agevolazione di un diverso bene immateriale
Sempre con riferimento alla circolare n. 11/E, si specifica che l’impresa può agevolare un diverso bene intangibile esercitando una nuova opzione: in tal caso, gli effetti quinquennali entrano in vigore a partire dal suo esercizio. Nel caso in cui questo nuovo bene abbia vincoli di complementarietà con quello agevolato in precedenza e che si voglia considerarli come un unico bene intangibile, la nuova opzione deve durare per un lasso di tempo pari a quello residuo della precedente opzione.
5. Avvalersi del beneficio dopo la conclusione dell’accordo
La circolare n. 11/E chiarisce anche la questione inerente la possibilità di avvalersi del beneficio nella prima dichiarazione dei redditi, quella immediatamente successiva alla conclusione dell’accordo e in quali modi sia possibile fruire dell’agevolazione che si riferisce a periodi di imposta precedenti a quello in cui è stato sottoscritto l’accordo.
Entrambe le parti che sottoscrivono l’accordo lo possono considerare efficace per il periodo di imposta in cui viene presentata l’istanza di ruling e per i quattro successivi.
Viene precisato che, per permettere di accedere al beneficio a partire dal periodo di imposta in cui è stata presentata l’istanza, la quota del reddito che può essere agevolata, riferita ai periodi di imposta compresi tra la data di presentazione dell’istanza e quella in cui è stato sottoscritto l’accordo, può venire indicata nella dichiarazione dei redditi che fa riferimento al periodo di imposta in cui è stato sottoscritto il ruling.
I contribuenti possono presentare la dichiarazione integrativa, oppure l’istanza di rimborso, in tutti quei casi in cui il cumulo delle deduzioni presenti in tale dichiarazione risulti meno conveniente.

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