Patent Box regime conveniente per le start up innovative

Patent Box regime conveniente per le start up innovative

La normativa del Patent Box, regime particolarmente favorevole per le start up innovative: vediamo quali sono i trend di questa agevolazione fiscale e perché le start up dovrebbero approfittare di questa possibilità recentemente introdotta nel panorama italiano.

Qualche cifra sul Patent Box

Dai primi dati raccolti dopo l’introduzione dell’agevolazione e le prime domande giunte, emerge già un quadro abbastanza chiaro su quali siano i beni immateriali che maggiormente ne possono beneficiare nel nostro paese.

Il posto più alto del podio spetta ai marchi, che coprono il 36% dei beni per cui è stata fatta la domanda.
A stretto giro seguono il know-how, con un 22% e i brevetti con un 18%.
Cifre minori per i disegni e i modelli e il software protetto da copyright, rispettivamento al 14 e al 10%.

Decisamente significativo il fatto che la maggior parte dei beni agevolati sia utilizzato direttamente dalle imprese richiedenti l’agevolazione, si parla infatti del 94% del totale.

Un altro dato interessante riguarda le spese fatte in ambito di ricerca e sviluppo, uno dei requisiti essenziali per poter beneficiare del Patent Box: la maggior parte di esse riguarda le attività di ricerca, ma una percentuale importante riguarda le spese di presentazione, comunicazione e promozione dei marchi.


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Un’agevolazione fiscale come speranza di rilancio economico

Il Patent box, unitamente a una rafforzata lotta all’evasione, è considerato uno strumento essenziale su cui puntare per il rilancio economico dell’Italia: l’obiettivo dichiarato è quello di affiancare strumenti tributari tradizionali a provvedimenti innovativi.

patent box regime conveniente - lotta evasione fiscale

Da una parte, così, troviamo i crediti d’imposta per ricerca e sviluppo e la disciplina che favorisce le start up, dall’altra la nuova norma sul Patent Box.
E’ presto per fare un bilancio sull’efficacia di quest’ultima, poiché solo il tempo potrà fornire dati significativi in tal senso, ma quel che è certo è che si è trattato di un passo fondamentale del nostro Paese per mettersi in linea con la tendenza del resto dell’Europa, dove le normative sui Patent esistono già da tempo.

L’idea di base è che il sistema tributario debba guidare le scelte dei consumatori e delle imprese verso quelle più convenienti in ottica di crescita. I commercialisti vengono, così, a giocare un ruolo importante nella diffusione dei nuovi strumenti:

  • Patent Box
  • Industria 4.0
  • Agevolazioni per ricerca e sviluppo

Quella del Patent Box appare una misura decisamente innovativa nel nostro panorama fiscale, essendo finalmente strutturale e non a tempo.

Patent Box, occasione per start up innovative

Iniziamo con il definire esattamente cosa si intende per start up innovativa. Si intende con essa una società di capitale, anche in forma cooperativa, le cui azioni (o quote rappresentative del capitale sociale) non vengono quotate all’interno di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione.
Una start up innovativa deve inoltre possedere i seguenti requisiti:

  • essere nuova o essere stata costituita da meno di 5 anni
  • avere la sede in Italia o in un altro Paese dell’UE o in Stati che aderiscano all’accordo sullo spazio economico europeo (devono comunque avere una filiale o una sede produttiva nel nostro Paese)
  • avere un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro
  • non aver distribuito e non distribuire utili
  • deve avere come oggetto sociale primario lo sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o di servizi innovativi e ad alto valore tecnologico
  • non essere stata costituita da una fusione o una scissione societaria
  • non essere stata costituita in seguito a cessione dell’azienda o di un ramo di azienda.

patent box regime conveniente - caratteristiche start up

Come si stabilisce se una start up di questo tipo presenta effettivamente un contenuto innovativo?
Ci si basa sul possesso di almeno uno di questi requisiti:

  • il 15% minimo del maggiore tra fatturato e costi annui è imputabile ad attività di ricerca e sviluppo
  • la sua forza lavoro è costituita da almeno 1/3 di dottorandi, dottori di ricerca oppure di ricercatori
  • in alternativa, la sua forza lavoro è costituita da 2/3 di soci o collaboratori che abbiano una laurea magistrale
  • l’impresa deve essere la titolare, la licenzataria o la depositaria di un brevetto registrato o la titolare di un programma per elaboratore originario registrato.

Dati i requisiti sopra descritti, appare chiaro perché per le startup il Patent Box rappresenti un’occasione unica.

La presenza delle spese di ricerca e sviluppo è già garantita nell’essenza stessa della loro struttura: per poter beneficiare del regime fiscale, la start up deve disporre anche di asset tecnologici, tutelati giuridicamente o brevettati.

La presenza dell’asset tecnologico diventa, così, particolarmente importante importante per quattro motivi:

  • poter intraprendere una forma alternativa d’investimento
  • perché l’utile di capitale non è tassato
  • per i benefici fiscali che ne derivano
  • perché potrebbe rendere la start up automatica (ad esempio attraverso l’implementazione di un software che faccia il lavoro)

Ecco che, quindi, il Patent Box diventa strumento vantaggioso sia per le startup che per la spinta all’innovazione nel nostro Paese: una disciplina che punta a premiare coloro che usano marchi, brevetti e asset tecnologici o, meglio ancora, coloro che li sviluppano.