Patent box e la gestione delle plusvalenze

Patent Box e la gestione delle plusvalenze

Come descritto nella nostra guida, l’agevolazione Patent Box non riguarda solamente i redditi che derivano dallo sfruttamento (diretto o indiretto) dei beni immateriali, ma anche le plusvalenze che sono generate dalla cessione di tali beni.

Condizioni per usufruire dell’agevolazione Patent Box

Le plusvalenze vengono escluse dalla formazione del reddito a patto che il 90% minimo di quanto è derivato dalla cessione venga reivestito in manutenzione o in sviluppo di altri beni intangibili agevolabili, diversi da quelli già posseduti, prima che si concluda il secondo periodo di imposta successivo a quello della cessione (fare riferimento all’art. 1, comma 40, della legge 190/2014).

Sui beni immateriali in cui viene investito il corrispettivo della cessione non deve essere stata necessariamente esercitata l’opzione Patent Box, l’importante è che siano beni intangibili nuovi.

Non è considerato un reinvestimento valido, invece, l’utilizzo di questo denaro per l’acquisto di ulteriori beni immateriali.

patent box plusvalenze beni immateriali

Nel decreto attuativo, all’articolo 10, vengono chiariti alcuni punti chiave:

  • il fatto che le attività di ricerca e sviluppo, nelle quali occorre reinvestire il corrispettivo della cessione, devono essere attuate in modo diretto dai beneficiari: ossia le università, gli enti di ricerca, gli organisimi equiparati e le società correlate che danno in appalto la ricerca a soggetti indipendenti terzi, tramite i contratti di ricerca;
  • viene descritta la possibilità di fare ricorso al ruling con l’Agenzia delle Entrate per determinare l’ammontare della plusvalenza che deriva dalle operazioni infragruppo;
  • viene chiarito che la decorrenza che è stata dedotta, in caso in cui emerga che non è avvenuto il reinvestimento nei termini stabiliti, deve venire recuperata a tassazione.

Il ruling del Patent Box e le plusvalenze

Riepiloghiamo i casi in cui è possibile fare ricorso al ruling con l’Agenzia delle Entrate:

  • quando si è verificato un uso diretto dei beni immateriali (ad esempio know-how, invenzioni brevettate e non brevettate, software, design, marchi, ecc.)
  • quando ci sono casi di concessione in uso infragruppo
  • quando ci sono casi di plusvalenze realizzate infragruppo sui beni immateriali agevolabili

La differenza tra questi tre casi è che nel primo il ruling è obbligatorio, mentre negli altri due si tratta di una pratica facoltativa.

La discrezionalità si verifica, quindi, quando i beni immateriali vengono utilizzati in modo indiretto e quando siano realizzate plusvalenze in seguito alla vendita di tali beni: per poter avere accesso al ruling, entrambi i casi devono verificarsi nell’ambito di operazioni che avvengono tra società consociate.

patent box plusvalenze ruling

Come deve essere presentata l’istanza di ruling?

Essa deve riportare al suo interno la preventiva definizione sui criteri e i metodi di calcolo delle plusvalenze, sulla base delle indicazioni fornite dall’OCSE.
Nella documentazione, inoltre, occorre individuare tali beni intangibili, il loro vincolo di complementarietà, nel caso in cui sia presente e le società coinvolte.
Tali società devono controllare l’impresa in modo diretto o indiretto oppure devono essere sotto il suo controllo. In alternativa, possono anche essere controllate dalla stessa società che controlla anche l’impresa.


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Il calcolo delle plusvalenze nel reddito agevolabile

Poiché anche le plusvalenze concorrono a formare il reddito agevolabile, in che modo deve avvenire il loro calcolo?

La variazione in diminuzione va calcolata con lo stesso criterio già adottato per il normale reddito agevolabile: occorre applicare anche alla plusvalenza il rapporto tra costi qualificati e costi complessivi di ricerca e sviluppo (ossia il nexus ratio), oltre che la prevista percentuale di detassazione del  50%.

 

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