Patent Box, firmato il primo accordo

Patent Box, firmato il primo accordo

Come descritto in un precedente articolo, la scadenza del 31 dicembre 2016 è cruciale per tutte le imprese che vogliano beneficiare dell’agevolazione Patent Box per l’anno in corso, laddove si sia verificato un utilizzo diretto dei beni immateriali agevolabili.

Il 19 dicembre è stato siglato il primo dei 4 accordi che verranno portati a termine entro la fine dell’anno dall’Agenzia delle Entrate, ufficio accordi preventivi di Milano: i redditi di queste imprese, con l’adozione del Patent Box, avranno una tassazione del 16% già nel bilancio 2016, invece di quella al 31,4% tipicamente prevista.

Ricordiamo che, solo nel 2015, sono pervenute all’Agenzia delle Entrate ben 4500 richieste, quasi la metà delle quali tuttavia sono decadute a causa della mancata presentazione dell’istanza.


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I modelli dei futuri Patent Box

Questi primi casi presi in esame forniranno la base su cui costruire i modelli per la gestione dei futuri Patent Box, almeno per quanto riguarda i rispettivi settori di riferimento.

Patent Box, i modelli futuri

Pur non potendo divulgare i dettagli delle misure, sulla base della clausola di confidenzialità dell’accordo, l’Agenzia delle Entrate potrà comunque inviare delle linee guida a tutte le direzioni regionali, con lo scopo di ridurre i tempi di rilascio e automatizzare in un certo senso la procedura.

Inoltre, l’impedimento alla divulgazione dei dettagli potrà venire meno nel caso in cui ci siano le richieste di altre amministrazioni o di una procura, così come avviene attualmente per quanto riguarda gli accordi di ruling internazionale.

Primo ruling concluso, profilo dell’azienda Solvay

La prima azienda a siglare l’accordo con l’Agenzia delle Entrate (ufficio accordi preventivi della direzione regionale di Milano) è una di quelle ad aver registrato il maggior numero di brevetti annuali all’interno del proprio settore industriale: si tratta della società italiana Solvay, che è stata seguita nel corso di questo iter dallo studio Maisto e dai loro partner Aurelio Massimiano e Roberto Gianelli.

Solvay opera nel settore chimico e in quello dei materiali avanzati, si occupa principalmente di innovare e sviluppare prodotti e soluzioni sostenibili che consumano meno energia e hanno un basso tasso di emissioni di CO2.
L’azienda serve mercati diversificati:

  • industria automobilistica e aerospaziale
  • beni di largo consumo
  • sanità
  • energia
  • ambiente
  • elettricità ed elettronica
  • edilizia
  • applicazioni industriali

L’iter seguito dall’azienda per arrivare alla siglatura dell’accordo è durato quasi un anno, complice anche il fatto di essere stato un apripista. Le varie tappe si sono susseguite in quest’ordine:

  • dicembre 2015, presentazione dell’istanza
  • giugno 2016, presentazione della documentazione richiesta
  • luglio 2016, integrazione della documentazione
  • settembre 2016, avvio dell’esame con comunicazione tra l’Agenzia delle Entrate e le parti

L’analisi di questo caso, tuttavia, si è rivelata essere una di quelle meno difficoltose, in quanto i beni tutelabili di Solvay sono costituiti da brevetti perfettamente allineati alle indicazioni dell’OCSE in merito al Patent Box.

iter patent box

Sta però per arrivare alla firma dell’accordo anche un’azienda del settore moda, portando come bene agevolabile i marchi: si tratta di un IP che non segue le linee guida indicate dall’OCSE, in quanto l’Italia per questa tipologia di beni ha scelto di intraprendere una strada diversa e di mantenerli tra i beni ammessi dall’agevolazione.

Sarà un terreno di prova ancora più interessante e significativo per regolarsi sui casi futuri: le metodologie utilizzate rientrano in quelle contenute nella Circolare 11 del 7 aprile 2016 e comprendono:

  • il metodo del confronto del prezzo (CUP)
  • il metodo a metà strada tra CUP e profit split

Per un approfondimento su questi temi, vi rimandiamo al nostro articolo sui metodi di ruling dell’Agenzia delle Entrate.