Patent Box e Transfer Pricing

Patent Box e Transfer Pricing, una panoramica

L’OCSE ha previsto una serie di regole applicative a carico delle società per quanto riguarda gli obblighi di documentazione del Transfer Pricing per tutte le imprese che possono usufruire del Patent Box in quanto investono in attività di ricerca e di sviluppo.

Vediamo di seguito una panoramica sull’argomento.

Transfer Pricing, cos’è e come viene gestito nel Patent Box

Il termine Transfer Pricing significa letteralmente “prezzo di trasferimento” e si riferisce al processo di individuazione dell’appropriato corrispettivo di qualsiasi operazione infragruppo.

Tali operazioni avvengono tra due imprese, appartenenti come specificato allo stesso gruppo, che risiedono in differenti Paesi e possono avere come oggetto sia i beni che i servizi. Spesso avviene che una delle due imprese risieda in un Paese che ha una fiscalità più bassa e vantaggiosa rispetto all’altra, aprendo degli scenari rischiosi in termine di evasione.

I controlli in materia, non a caso, sono volti a verificare che i prezzi di trasferimento applicati non vedano uno spostamento artificioso dei profitti proprio verso quei Paesi che presentano una tassazione più conveniente.

Patent Box e prezzo di trasferimento

La Circolare 16/E emanata il 28 aprile 2016 stabilisce delle precise indicazioni, che specificano appunto come tali controlli si debbano focalizzare sulle politiche aggressive di erosione della base imponibile, attuate in Paesi che presentano tali condizioni.

Per quanto riguarda nello specifico il Patent Box, la Circolare dell’Agenzia delle entrate n. 11/E/2016 invita a fare riferimento agli standard internazionali elaborati dall’OCSE per stabilire l’entità del Transfer Pricing, in particolare guardando alle linee guida che regolano i prezzi di trasferimento.
Il metodo da applicare deve essere quello che rende comprensibile il rapporto che sussiste tra i beni immateriali e le funzioni dell’attività dell’impresa.


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I differenti metodi Transfer Pricing in ambito Patent Box

I metodi che si ritengono più appropriati, per quanto riguarda il trasferimento dei beni immateriali o i loro diritti di utilizzo, sono quelli riferiti a:

  • confronto del prezzo (Comparable Uncontrolled Price o CUP)
  • ripartizione degli utili (Profit Split Methods)

Il confronto del prezzo – CUP

Il criterio principale per l’applicazione di tale metodo è l’esistenza di un altro livello di comparabilità tra le transazioni che avvengono tra imprese associate e quelle presenti sul libero mercato.
In tal caso occorre tenere presenti una serie di variabili che influiscono sulla valutazione, come per esempio le caratteristiche dei beni e dei servizi, i termini contrattuali, le circostanze economiche e le strategie aziendali esistenti.

In mancanza di tale livello di comparabilità occorrerebbe effettuare una sistemazione delle differenze esistenti sul prezzo.

In riferimento al Patent Box, tale metodo può essere adottato in due circostanze:

  • nel confrontare le condizioni che sono applicate da un’impresa nelle transazioni con parti correlate e le condizioni che sono applicate in transazioni con soggetti terzi indipendenti
  • nel confrontare le condizioni che sono applicate da un’impresa, che risultano da una transazione con parti correlate, e le condizioni che sono applicate nella medesima situazione da soggetti terzi.

La ripartizione degli utili – Profit Split

Questo criterio ha una matrice di tipo reddituale e si basa sulla ripartizione degli utili che avviene dopo che si sono verificate situazioni con la presenza di due o più soggetti, soggetti che contribuiscono significativamente al determinare l’utile che deriva dalla transazione.

Patent Box, Transfer Pricing e Profit Split

Per quanto riguarda il Patent Box, la determinazione riguarda la ripartizione dei redditi tra le diverse funzioni che sono esercitate all’interno di una stessa impresa.
In questo modo si riesce a determinare il profitto che deriva dal bene immateriale.

Questo metodo viene usato anche con una variante, denominata Residual Profit Split: in tal caso viene distinto il reddito che deriva dalle funzioni di routine dal risultato economico, in modo da capire quanto utile derivi dell’uso dei beni immateriali.

La documentazione richiesta sul Transfer Pricing

Le indicazioni fornite dall’OCSE riguardo al transfer pricing sono principalmente volte a prevenire i comportamenti di evasione fiscale e introducono, a tale scopo, degli oneri documentali in aggiunta a quelli già esistenti.

Nell’Action 13 del Progetto BEPS vengono così descritti tre documenti da presentare:

  • il Masterfile, dove sono descritte le politiche di Transfer Pricing di gruppo, gli agreements tra le società del gruppo e dove sono allocati i beni immateriali e i profitti
  • il Local File, contenente le informazioni sulle transazioni infragruppo, ponendo l’attenzione sulla società locale
  • il Country-by-Country Report, contenente le informazioni relative all’allocazione globale del reddito, alle tasse che sono state pagate e agli indicatori economici utili a valutare rischi di Transfer Pricing.

In linea con quest’ultimo report, in Italia sono stati introdotti, grazie alla Legge 28 dicembre 2015 n. 208, degli obblighi di rendicontazione a carico delle imprese. Tale rendicontazione prende in analisi il totale dei ricavi e degli utili lordi, le imposte che sono state pagate e maturate e vari indicatori di effettiva attività economica.

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