Patent Box e costi infragruppo

Patent Box e i costi infragruppo in Ricerca e Sviluppo

All’interno della circolare 11/E/2016 sono presenti vari chiarimenti su alcuni punti in precedenza poco chiari presenti nel Patent Box: uno degli approfondimenti riguarda il Nexus Ratio e le limitazioni che subisce in presenza di determinati fattori.

Il Nexus Ratio altro non è che il rapporto tra i costi qualificati e i costi complessivi sostenuti in attività di ricerca e sviluppo, un dato che puà influire sull’ammontare complessivo dell’agevolazione fiscale promossa dal Patent Box.

Quando ci si trova in presenza di:

  • costi di acquisizione dei beni immateriali, sia in proprietà che in concessione
  • attività di ricerca e sviluppo svolta all’interno del gruppo

il rapporto tra i costi qualificati e i costi complessivi subisce delle limitazioni: ci sono però alcune circostanze in cui tale rapporto non viene condizionato negativamente, perché i costi infragruppo sono considerati qualificati.
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Vediamo di seguito due situazioni in cui i costi infragruppo non penalizzano il rapporto sopracitato e altre due in cui la penalizzazione, invece, avviene.

Costi addebitati con applicazione di un margine

La circolare 11/E/2016 ha specificato che, tra i costi qualificati, si possono annoverare anche quelli che vengono addebitati applicando un margine, previa detrazione dal totale del margine stesso: questa decisione è stata presa in linea con i principi OCSE presenti nell’Action 5.
In questo modo il costo finale viene ridotto al semplice riaddebito dei costi che sono stati sostenuti dalle società del gruppo verso soggetti terzi.

Tali costi vengono sostenuti in outsourcing da una delle società dello stesso gruppo, che poi li riaddebita, appunto, alle altre entità che ne fanno parte insieme a lei.

patent box outsourcing costi infragruppo

Ricordiamo la definizione di outsourcing: si intende con tale termine l’acquisizione, da un fornitore esterno, di prodotti o servizi attualmente risultanti dalla diretta attività produttiva e di gestione interna dell’azienda.

CCA tra diversi soggetti

Cosa sono i CCA?

Si tratta di accordi stipulati tra soggetti differenti, ognuno dei quali svolge delle attività di Ricerca e Sviluppo tutte congiuntamente mirate alla creazione di un bene immateriale.

Avendo ognuno dei soggetti in causa sostenuto dei costi, tutti hanno diritto ai risultati complessivi che derivano da questa ricerca, portata avanti in modo sinergico: a ognuna delle parti in causa corrisponde una quota dei costi complessivi sostenuti per la ricerca, che viene riconosciuta dall’accordo alle singole società.

Quello che non è matematico è la corrispondenza che sussiste tra le spese che sono state sostenute per la Ricerca e Sviluppo e la quota sopra citata.

Il soggetto che ha sostenuto il maggior volume di spese rispetto alla quota decisa in seguito all’accordo, potrà rilevare come guadagno il rimborso da altre società.

In pratica, la società che ha sostenuto in modo diretto i costi per svolgere attività di ricerca e sviluppo, ricavandone un’utilità più bassa, struttura il rapporto che costituisce il Nexus Ratio in questo modo:

  • a denominatore inserisce l’intero costo sostenuto
  • a numeratore inserisce la quota che fa parte della “ricerca comune” insieme ai guadagni che derivano dal riaddebito dei costi

In questo modo non deve subire alcun tipo di penalizzazione.

Penalizzazione della ricerca svolta dal singolo

La normativa attuale del Patent Box penalizza, al contrario, quelle situazioni in cui l’attività di ricerca e sviluppo viene portata avanti da un solo soggetto, all’interno di gruppi strutturati, a vantaggio delle altre società.

Un caso tipico che ci riguarda è quello di gruppi italiani con beni intangibili all’interno del nostro Paese, e che fanno investimenti in Ricerca e Sviluppo sempre in Italia: in questa circostanza, diversamente da quelle precedenti, i costi infragruppo sono penalizzanti per il rapporto che costituisce il Nexus Ratio.

I costi di acquisizione dei beni immateriali

patent box presentazione prodotto

L’ultimo caso preso in esame è quello in cui, di nuovo, i costi infragruppo penalizzano il rapporto tra costi qualificati e i costi complessivi.
Parliamo, in particolare, dei costi sostenuti per l’acquisizione dei beni immateriali.
L’esempio tipico è quello dei gruppi costituiti da una holding presente in Italia che sia titolare di marchi concessi in uso ad altre società facenti parte del gruppo, sempre residenti nel nostro Paese. Tali società utilizzano direttamente i beni immateriali e si fanno carico dei costi per la promozione, la pubblicità e la presentazione di tali beni.

C’è da specificare che, invece, i costi di acquisizione non penalizzano negativamente il rapporto (non vengono inseriti a denominatore) se l’uso diretto di tali beni avviene a titolo gratuito.