Patent Box e BEPS

Patent Box e BEPS: principi di base e applicazione italiana

Nell’approfondire quelle che sono le linee guida indicate dall’OCSE in merito all’applicazione della normativa Patent Box, appare da subito evidente come il caso italiano differisca rispetto alle altre realtà europee e lo interpreti in senso più elastico e – probabilmente – più al passo con i tempi.

Il differente trattamento dei casi comprendenti marchi e know how rendono fanno di quella italiana una situazione peculiare all’interno dell’Unione.

Patent Box e BEPS: le origini

L’acronimo BEPS sta per Base erosion and profit shifting: il progetto omonimo nasce dall’iniziativa dell’OCSE e ha ricevuto l’approvazione del G20, con la partecipazione e l’accordo di 44 diversi Paesi tra membri e partner: il suo obiettivo principale è stato da subito quello di contrastare l’elusione fiscale a livello internazionale e gli schemi di pianificazione fiscale aggressiva.

Patent Box e BEPS G20

Il BEPS ha l’avvio nel mese di febbraio 2013, quando l’OCSE ha presentato il rapporto Addressing Base Erosion and Profit Shitfing: in questa fase iniziale vennero individuate delle linee guida per contrastare il fenomeno dell’erosione della base imponibile, linee condivise che mettessero d’accordo i diversi Paesi.

A questo rapporto ha fatto seguito nel luglio 2013 un piano d’azione più operativo, denominato Action Plan on Base Erosion and Profit Shifting e ufficializzato nel corso del G20 di Mosca di quel periodo: in questo piano sono comprese 15 azioni da attuare per raggiungere gli obiettivi prefissati, con l’indicazione sia dei termini che delle metodologie utili ad implementarle.
In tali Actions vengono trattate le tematiche principali della fiscalità internazionale, passando dal transfer pricing alla stabile organizzazione, toccando anche la finanza ibrida, le controlled foreign companies, la digital economy e l’abuso dei trattati.

L’Action Plan è stato completato definitivamente il 5 ottobre 2015, data in cui sono stati pubblicati dei final reports in merito a ognuna delle 15 azioni.

BEPS e Action 5

L’Action Plan del BEPS parte dal principio che alcuni criteri di tassazione internazionale abbiano delle lacune, riguardanti in particolare le azioni da intraprendere nei confronti delle multinazionali per un corretto prelievo tributario.

Molte giurisdizioni, infatti, allo scopo di attrarre a sè gli assets e il reddito derivante dall’utilizzo dei beni immateriali, hanno introdotto in tempi recenti dei regimi incentivanti di tassazione delle proprietà intellettuali.
Questi regimi avrebbero favorito operazioni denominate purely tax driven,  che significa che sono slegate dallo svolgimento di attività sostanziali.

Per dare un’idea, al momento di inizio dei lavori del Forum, soltanto in ambito europeo ben 12 Stati risultavano avere un Ip box regime.

Per citare alcuni dei punti chiave promossi dall’OCSE e che erano molto attesi menzioniamo la “Guidance on Transfer Pricing Aspects of Intangibles” (Guida sugli aspetti di Transfer Pricing dei beni immateriali), la “Guidance on Transfer Pricing Documentation” (Guida sulla documentazione riguardante il Transfer Pricing) e il “Country-by-Country Reporting” (Report paese per paese).

Guidance on Transfer Pricing Aspects of Intangibles

In questa guida vengono elencati una serie di punti che rappresentano le caratteristiche di riferimento da prendere in considerazione nel fare un’analisi comparativa delle transazioni riguardanti i beni immateriali.

Il fatto di dedicare a tale aspetto un’intera guida evidenzia l’importanza attribuita dall’OCSE a questo tipo di analisi in ambito di Transfer Pricing.

L’Action 5 del progetto BEPS

L’Action 5 del progetto BEPS, denominata Countering Harmful Tax Practices More Effectively, Taking into Account Transparency and Substance ha il suo focus sui regimi preferenziali di tassazione delle proprietà intellettuali (dette anche IP regimes).

In particolare, promuove una serie di azioni mirate per prevenire tutte quelle pratiche fiscali considerate dannose: si prefigge di incrementare la trasparenza e di evidenziare la sostanza delle operazioni che si vogliono intraprendere. A tale scopo sono incentivati gli scambi di informazioni, tra le varie Amministrazioni fiscali, per quanto riguarda ruling che concedono regimi preferenziali.

L’Action 5 è stata condotta dal Forum on Harmful Tax Practices e la differenza sostanziale con quella che è, invece, l’applicazione attuale italiana, è il fatto che preveda l’esclusione dei marchi e del know-how (escludendo parzialmente l’ambito delle piccole imprese) dall’elenco dei beni immateriali agevolabili.

Il suo punto centrale è quello di verificare che i regimi fiscali preferenziali rispondano al principio della substantial activity.
In cosa consiste?
La substantial activity impone un allineamento tra la tassazione la sostanza economica: questo per dare la garanzia che la ricchezza venga effettivamente tassata nel paese all’interno del quale è stata creata.
Il suo concetto di base è che debba esistere, tra il reddito agevolabile e la spesa qualificata in Ricerca e Sviluppo, un nesso diretto.

Per far sì che venisse assicurato questo principio sono stati pensati diversi approcci:

  • value creation approach
  • transfer pricing approach
  • nexus approach

Tra questi tre, come già approfondito qui, solamente il nexus approach ha avuto un numero abbastanza alto di consensi tra i Paesi membri dell’OCSE ed è quindi quello che è stato scelto.


Vuoi saperne di più sugli ambiti di applicazione del Patent Box?

Patent Box e BEPS: l’applicazione italiana della normativa

Appare chiaro quindi che l’impostazione dell’OCSE, per quanto concerne l’ambito di operatività dell’agevolazione, è molto più restrittiva rispetto alla nostra: il Patent Box appare incentrato soprattutto sul profilo tecnologico dell’impresa.

Come ben descrive l’Action 5, infatti, gli unici beni immateriali ritenuti:

  • “non-obvious”
  • “useful”
  • “novel”

sono il brevetto per invenzione e le privative che possono essere assimilabili a tale brevetto.

Al contrario, i marchi il know-how sono ritenuti beni immateriali non compatibili con il progetto BEPS, in quanto caratterizzanti regimi fiscali di tipo harmful, pericolosi, ossia colpevoli di rafforzare la posizione di alcune imprese rispetto alle altre in determinate attività economiche e negli scambi commerciali, oltre ad essere distorsivi della concorrenza all’interno del mercato comune.

Patent Box e BEPS beni immateriali

Il Patent Box italiano abbraccia un ambito di operatività decisamente più ampio, comprendendo anche:

  • i software protetti da copyright;
  • i brevetti per invenzione, utilità e privative similari;
  • i marchi di impresa, includendo in essi anche quelli collettivi;
  • disegni e modelli;
  • il know-how aziendale nella sua accezione più estesa.

Tale applicazione quindi coinvolge non solamente i beni immateriali ricollegabili alla dimensione strettamente tecnologica, ma anche quegli intangibili che riguardano gli ambiti culturali, estetici e commerciali dell’impresa.

 

Salva

Salva