Patent Box dibattito in Europa

Patent Box, il dibattito in Europa

Il Patent Box è stato fin dai suoi esordi al centro del dibattito sulla scena europea ed extraeuropea: nel corso del 2016 la normativa è stata interessata da diverse variazioni in vari Paesi, ma è ancora lontana dall’avere un perfetto allineamento tra i diversi membri dell’Unione che hanno deciso di adottarla.

Le critiche al Patent Box

Il primo nome illustre che ha avanzato delle perplessità sul tema è stato il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble: già nel 2013 aveva fatto sapere la sua opinione sui regimi fiscali agevolati riguardanti marchi e brevetti, sostenendo che i vari Patent Box andassero contro lo spirito europeo e proponendo di abolirli.

A rincaro della dose, il Parlamento Europeo a Novembre 2015 ha definito i Patent Box “esempi di concorrenza fiscale dannosa tra gli Stati”.

In tempi più recenti (quest’anno) altre due voci, una europea e l’altra extraeuropea, si sono levate contro questo tipo di agevolazione fiscale.

La prima è stata quella del presidente dell’OCSE, Pascal Saint-Amans, che, nel corso di un discorso tenuto in Irlanda, ha messo in guardia contro l’utilizzo dei Patent Box, sostenendo che non siano un buon sistema per stimolare la creazione delle proprietà intellettuali.

La seconda critica è arrivata da Jason Furman, Presidente del Council of Economic Advisors (un ente composto da tre economisti che consigliano il Presidente degli Stati Uniti in merito alla politica economica), che parlando di innovazione all’Università di Georgetown ha criticato il Patent Box.
Furman sostiene che adottare questo tipo di agevolazione significa intraprendere una gara al ribasso ingiustificata, esistendo già un metodo alternativo ed efficace per stimolare gli investimenti nel campo dell’innovazione.
Lo strumento a cui fa riferimento Furman è quello del Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo, che nella sua opinione sarebbe ottimale per incoraggiare investimenti nell’innovazione negli USA, oltre a non presentare le criticità del Patent Box, per il quale occorre definire con previsione la parte di reddito derivante dai beni immateriali. Impresa questa tutt’altro che semplice.

Patent Box ricerca e sviluppo

Le variazioni al Patent Box in Europa nel 2016

Nel corso di quest’anno il Patent Box è stato oggetto di modifiche in vari Paesi, rimanendo tuttavia ancora lontano da quell’allineamento a livello europeo tanto auspicato (e continuando a raccogliere critiche in tal senso).

In particolare ci sono state variazioni in Inghilterra, Belgio e Italia: va, comunque, citata anche la Germania che persiste a non voler adottare alcuna normativa in tal senso.

Per una panoramica sull’adozione del Patent Box in Europa, vi rimandiamo al nostro precedente articolo.

Il ridimensionamento del Patent Box regime in UK

L’inghilterra ha ridimensionato la misura, modificandone il meccanismo di rendicontazione: le nuove regole sono entrate in vigore da luglio di quest’anno.

Le modifiche cambiano il metodo standard di calcolo, e interessano soprattutto le piccole e medie imprese.

In origine il Patent Box inglese prevedeva una tassazione al 10% sui profitti derivanti da brevetti inglesi o europei, ma soprattutto non collegava necessariamente tale agevolazione allo svolgimento di attività di Ricerca e sviluppo.

Anche a causa di queste iniziali premesse, l’OCSE ha definito il Patent Box una “pratica fiscale dannosa”, nel Rapporto 2015 BEPS.

In tutta risposta, il Governo inglese aveva annunciato una consultazione e, a dicembre 2015, ha pubblicato un progetto di legge da inserire nella finanziaria 2016.

Da luglio 2016, quindi, è entrato in vigore il nuovo regime Patent Box inglese, che prevede che i profitti derivanti da beni immateriali soggetti ad agevolazione saranno conteggiati in misura minore laddove le attività di Ricerca e Sviluppo vengano subappaltate a soggetti collegati. Lo stesso accadrà nel caso in cui gli altri costi collegati ai diritti di proprietà intellettuale saranno superiori del 30% ai costi sostenuti in attività di Ricerca e Sviluppo.

La modifica ha come evidente scopo quello di colpire le multinazionali che trasferiscono i beni immateriali all’interno dell’UK per beneficiare dell’agevolazione.

Il Patent Box in Belgio

Anche il Lussemburgo è stato nel mirino delle critiche, accusato di presunti aiuti di Stato: il suo regime di tassazione per la proprietà intellettuale era particolarmente favorevole e prevedeva l’esenzione dell’80% dei redditi che derivano dal suo sfruttamento.

Per questo motivo il governo belga ha recentemente introdotto in Parlamento un progetto di legge con lo scopo, tra gli altri, di abolire il precedente regime a partire dal 1° luglio di quest’anno.

Tale decisione è stata una diretta conseguenza delle raccomandazioni fatte dall’OCSE, presenti nel famoso Action 5 del piano d’azione BEPS: sono stati presi in considerazione i regimi Patent Box di una quindicina di paesi (tra cui Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi) accusati di adottare pratiche fiscali dannose, esortandoli quindi ad apportare le dovute modifiche.

La nuova normativa è effettivamente entrata in vigore il 1° luglio 2016, ma sarà accompagnata da un regime transitorio di cinque anni.

Il nuovo regime avrà alcune limitazioni che il vecchio regime non aveva: il reddito derivante dallo sfruttamento dei beni immateriali sarà in grado di beneficiare dell’agevolazione se le spese sostenute dalla stessa impresa saranno indirizzate allo sviluppo di questi intangibili.
Sulla base del Nexus Approach (come viene definito) le aziende potranno godere dei vantaggi fiscali solo se avranno intrapreso delle consistenti attività in Ricerca e Sviluppo.

La detrazione, inoltre, verrà applicata solamente sull’importo netto del reddito agevolabile, quindi non su base lorda.

Ci saranno tuttavia anche nuovi vantaggi: verrà ampliato il campo di applicazione, estendendolo oltre i brevetti per abbracciare anche – ad esempio – il software protetto da copyright, i diritti dei coltivatori e le designazioni dei farmaci orfani.

La scelta della Germania

In Germania si è già parlato in passato di Patent Box o di altri incentivi per rafforzare le attività di Ricerca e Sviluppo, ma senza mai giungere a un risultato in tal senso. L’interesse sembra rivolto principalmente ad incentivare la stessa attività, piuttosto che all’aumentare i profitti che ne derivano.

Storicamente la Germania non ha mai visto di buon occhio i Patent Box stranieri e per questo ha adottato un crescente numero di misure anti-evasione per fronteggiare questa tendenza.

Le modifiche al Nexus Approach adottate in molti Paesi, unite alle tutele che sono in atto in Germania, dovrebbero assicurare un approccio completo da ambedue i lati per contrastare l’elusione fiscale sui beni immateriali.

Mentre molti paesi Europei hanno adottato anche Patent Box che non presupponevano necessariamente attività di Ricerca e Sviluppo – anche se progressivamente il trend sta cambiando – i Paesi che sono noti per averne ingenti livelli interni, ma che hanno scelto di non avere Patent Box (come la Germania e gli USA), temono che queste agevolazioni fiscali portino loro minori ricavi, in quanto i beni immateriali verrebbero spostati al di fuori della loro sfera.

Il Patent Box e la questione italiana

Com’è noto, l’Italia ha deciso di non seguire l’allineamento OCSE per quanto riguarda l’applicazione della normativa Patent Box sui marchi, mantenendoli tra i beni agevolabili oltre il termine inizialmente prefissato.

patent box marchi italiani

Già questo punto basterebbe, da solo, a mettere il nostro Paese nel mirino delle polemiche sui regimi fiscali agevolati, senza dimenticare che abbiamo deciso di introdurre il nostro Patent Box alla fine del 2014, quando le istituzioni europee stavano già promettendo una stretta in tal senso.

Lo scopo è stato, tra gli altri, quello di attirare qui le aziende e le multinazionali alla ricerca di migliori condizioni fiscali: per molti si tratta più che altro di un regalo fatto alle multinazionali stesse a danno dell’innovazione locale.

Secondo tale teoria, il Patent box non aumenterebbe gli investimenti in Ricerca e Sviluppo.

In conclusione, solo il tempo saprà fornire concrete risposte in tal senso, analizzando i risultati ottenuti e le ricadute effettive. Nel frattempo occorrerà capire se e come il nostro Paese deciderà di muoversi per allinearsi alle modifiche alla normativa che stanno già attuando nel resto d’Europa.


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