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Patent Box e Brexit: le imprese inglesi cercano nuove sponde

Il “ciclone Brexit” potrebbe entro breve cambiare gli scenari economici e sociali che negli anni hanno caratterizzato i flussi economici e di ricerca tecnologica e commerciale all’interno dell’UE. Sono molte le aziende dei diversi settori che dopo il referendum si stanno interrogando sulla necessità di cambiare aria e portare la loro sede fuori dall’Inghilterra.

Cosa cambia con la Brexit nel panorama economico inglese

Le strategie di investimento economico pianificate negli anni a questo punto devono tenere conto, ad esempio nel mercato automobilistico, dell’introduzione dei dazi doganali (10% all’uscita e 4% all’ingresso) che rallenterebbero non poco il mercato commerciale, con il rischio di un forte calo dei diversi brand (giapponesi e americani, soprattutto) verso l’Europa.

La Brexit potrebbe trasformarsi in un grosso problema anche per le compagnie aeree britanniche e quelle low cost, prime fra tutte Ryanair e Easy Jet e con loro l’incubo graverebbe pure per i passeggeri, compresi quelli italiani, abituati a una fluidità nei voli tra Uk e resto d’Europa. Le tariffe rischiano di impennarsi e gli investimenti previsti negli scali britannici potrebbero via via diminuire incrementando allo stesso tempo i prezzi dei biglietti.
Non diversamente il mondo finanziario, JP Morgan in testa che conta ben 16 mila dipendenti, potrebbe scegliere una dolorosa delocalizzazione che potrebbe costare 4000 posti di lavoro. Un’ipotesi smentita ai telegiornali, ma che certamente è stata vagliata nei prestigiosi uffici della city londinese.
Uno sconvolgimento non del tutto considerato dai sostenitori della Brexit e che oggi vedrebbe, quindi, molte aziende del tessuto economico inglese, guardare verso l’offerta, in termini di strumenti di agevolazione fiscale e di incentivi alla crescita offerti dai paesi dell’UE.


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Il peso del Patent Box nel post Brexit

Molte aziende che sono arrivate al top nel Regno Unito, anche grazie a una politica di attrazione e di incentivi molto oculata e intelligente, potrebbero trovare in altri paesi, tra cui l’Italia, le condizioni per decidere un radicale spostamento delle proprie attività.
Il nostro paese che per anni ha rincorso blandamente le politiche fiscali di attrazione di marchi, idee e “cervelli” da parte degli altri paesi dell’UE e dello stesso Regno Unito, con la Legge di Stabilità – 2015 ha introdotto nuove norme in sostegno alla ricerca e allo sviluppo della delle imprese: il Bonus ricerca e il Patent Box.

Cosa sono il Bonus Ricerca e il Patent Box?

Rappresentano un sostegno al “Sistema Italia” e sono frutto di una politica industriale che mira a incentivare le imprese che basano la propria competitività sull’innovazione. Si tratta di sistemi già attuati in altri paesi europei e nello stesso UK, ma che ora assumono un particolare valore vista l’evoluzione della situazione britannica.
Le due misure si inquadrano in un percorso normativo che ha visto la luce nel 2012 con i primi decreti che riguardavano le start up innovative e le misure a favore della liberalizzazione di strumenti di credito e investimento dedicati alle PMI.

A cosa serve il Bonus Ricerca?

Incentiva l’azienda a investire, consentendole di ottenere un contributo sotto forma di credito d’imposta proporzionale al maggior investimento effettuato rispetto al triennio precedente. Si tratta di un incentivo sull’aumento dell’investimento storico dell’azienda.

A cosa serve il Patent Box?

Agisce sui redditi che derivano dagli investimenti in beni immateriali, che non sono solamente gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, ma anche investimenti in comunicazione, in marchi e in tutto ciò che va ad accrescere il valore degli Immateriali in azienda.

Bonus Ricerca e Patent Box sono cumulabili?

Sì, ad esempio nei casi in cui i beni immateriali siano il risultato di attività di ricerca, si affiancano.
Ad esempio, se un’azienda ha investito in ricerca per ottenere un brevetto e poi sfrutta tale brevetto ottenendo dei redditi, da una parte potrà beneficiare di un credito d’imposta commisurato al costo dello sviluppo sostenuto, grazie al bonus ricerca e dall’altra sui redditi ricavati, potrà esercitare l’agevolazione prevista dal patent box.
Misure che non possono passare inosservate a chi non vuole perdere l’accesso al mercato unico europeo guardando verso l’Italia e mantenere gli strumenti di agevolazione fiscale già ottenute nel paese di provenienza. Un buon inizio che potrebbe finalmente portare anche un timido cambiamento di rotta nell’avvilente fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli” e delle imprese dall’Italia con la novità di qualche clamoroso e inaspettato arrivo.