Patent Box e brevetti

Patent Box e brevetti, cosa sta cambiando

Nonostante i brevetti rappresentino solo un indicatore parziale della propensione all’innovazione di un paese, permettono di disegnare un quadro piuttosto indicativo dell’atteggiamento tenuto dalle imprese verso le spese rivolte alla ricerca.

In questo articolo facciamo una panoramica della situazione italiana prima dell’avvento del Patent Box e di cosa sta cambiando dopo la sua applicazione, stando ai primi dati raccolti.

Il trend italiano prima del Patent Box

Rispetto agli altri paesi europei ed extraeuropei, l’Italia ha avuto per molto tempo un problema con i brevetti, presentando una percentuale decisamente inferiore della media di quelli che effettivamente ne venivano depositati.

I dati riguardanti questo settore vengono raccolti dall’EPO, sigla che sta per European Patent Office: le richieste di nuovi patent presso questo ente ha avuto per molti anni un trend negativo: gli strascichi di questo trend si fanno sentire ancora adesso, in quanto ci troviamo al diciottesimo posto a livello mondiale per quanto riguarda le domande di brevetti presentate.

Tra il 2014 e il 2015 è stata registrata dall’EPO una crescita totale del 6,1% dei brevetti depositati dal nostro Paese, ma la crescita percentuale totale rispetto agli altri paesi del mondo è rimasta ferma al 2%.

Patent box e brevetti in europa

Nessuna nostra impresa viene annoverata tra le prime 25.

Perché é importante che questo dato aumenti?
Brevettare significa avere alle spalle la presenza di centri di tecnologia e innovazione, che sappiano sviluppare la competitività e l’innovazione nell’ambito del territorio su cui operano.

Come già raccontato nell’articolo Il Patent Box in Europa, questa agevolazione fiscale è stata adottata dagli altri paesi europei in largo anticipo rispetto a noi, rendendoli maggiormente appetibili per le imprese e quindi portando fuori dai nostri confini gli investimenti fatti per la ricerca e l’innovazione.

Già a partire dal 2001 la Francia, la Spagna, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo, l’Ungheria e la Gran Bretagna avevano adottato il Patent Box, seppur con modalità differenti tra loro. Questo ha provocato letteralmente una fuga verso questi paesi, a discapito dell’Italia.

Patent Box e brevetti, cosa cambia

Grazie all’introduzione del Patent Box nella Legge di Stabilità 2015, è diventato più conveniente produrre in Italia prodotti coperti da brevetto e abbiamo aumentato la competitività: si sta registrando un’inversione di tendenza, con imprese che prima uscivano dai nostri confini che adesso stanno tornando da noi.

Occorre sottolineare che tali imprese, inoltre, sono le più innovative in quanto proprio detentrici di brevetti e marchi.
L’Italia adesso ha addirittura una marcia in più rispetto agli altri: siamo al momento gli unici che fanno rientrare queste due categorie in quelle agevolate dal Patent Box, mentre gli altri paesi le hanno escluse.

Patent box e brevetti innovazione

Teniamo presente che, nonostante la crisi economica, il nostro rimane il secondo paese manifatturiero dopo la Germania: una potenzialità che non deve andare sprecata. Inoltre, tenuto conto della crescente concorrenza dei paesi dell’Europa dell’Est e del sud del mondo, non possiamo metterci a competere sul piano dei costi, bensì sul piano della qualità e dell’innovazione.
In questo i brevetti hanno un’importanza fondamentale e occorre incentivarli con tutti i mezzi possibili.

L’introduzione del Patent Box nel nostro sistema normativo è stato definita da alcuni osservatori come una “mini-politica industriale”: mentre un tempo venivano progettati e attuati grandi piani pluriennali e progetti di industrializzazione, provvedimenti come quello del Patent Box rappresenterebbero “una politica industriale in pillole”.


Vuoi saperne di più sui brevetti nell’ambito del Patent Box?

Si rivelerà più efficace?
Solo i dati futuri potranno dirlo: nel frattempo possiamo sottolineare come tra le richieste di agevolazione, la facciano da padroni proprio marchi e brevetti, rispettivamente al 36% e 22%, la maggioranza dei quali sono oggetto di utilizzo diretto da parte delle imprese che hanno presentato la domanda.

Per quanto riguarda i brevetti scaduti o inutilizzati, ricordando che la durata di un brevetto si aggira intorno ai 20 anni, non potranno invece essere oggetto del Patent Box, o meglio non conviene considerarli tali in quanto non generano redditi.

 

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