Patent box e metodi di ruling

Patent Box 2016, i metodi di ruling dell’Agenzia delle Entrate

L’ottica in cui si pone il Patent Box, rispetto ai parametri tradizionali del fisco italiano, è decisamente innovativa: si tratta di un’agevolazione economica che tiene conto del reddito generato tramite l’uso dei beni immateriali, piuttosto che essere direttamente proporzionale alla quantità di spesa investita su di essi.

Più alto è il guadagno generato per merito dei beni intangibili, più è alto il risparmio in termini di tasse.

Ovviamente sono comunque richiesti ingenti investimenti in ricerca e sviluppo per poter raggiungere gli obiettivi prefissati, nessuno lo nega: è un requisito imposto anche in virtù del nexus approach, che vede le spese sostenute in tal senso come una prova evidente dell’esistenza di un’effettiva attività svolta nel Paese che prevede l’agevolazione.

Tuttavia, ciò che viene ottimizzato non è la spesa, bensì i profitti ottenuti grazie all’attività intellettuale presa in considerazione per l’agevolazione Patent Box.

Questo approccio avvicina l’Italia a paesi come Olanda e Lussemburgo, che sono stati i precursori di un approccio fiscale più favorevole verso coloro disposti a investire in materia di attività intellettuale.

Patent Box, punto della situazione a novembre 2016

I mesi di novembre e dicembre 2016 saranno cruciali per il nostro Stato per quel che riguarda le casse pubbliche: si tratta, infatti, del periodo in cui sia i cittadini che le imprese dovranno versare Iva, tributi immobiliari e acconti delle imposte dirette.

Il totale da incassare previsto in questa fase è calcolato intorno agli 80 miliardi, senza tenere conto di una nuova variabile che subentra da quest’anno: il riconteggio, per molte imprese, degli importi che devono versare alla luce delle nuove normative entrate in vigore nei mesi passati.

patent box ruling tasse

Il peso principale in questo riconteggio lo avrà naturalmente il Patent Box.

I tempi per la sua attuazione effettiva si sono rivelati più lunghi di quanto inizialmente previsto, in quanto la maggior parte dei ruling – gli accordi da effettuare con l’Agenzia delle Entrate – risulta ancora aperta. Molti di essi si stanno concludendo proprio in questi giorni e riguarda, per ora, un numero limitato di aziende.

Si parla di circa una decina di esse, scelte tra le più grandi e complesse a titolo di esempio per iniziare a tracciare un modello per la determinazione dell’agevolazione fiscale.

Da questa manciata di casi stanno emergendo una serie di problematiche che saranno utili per stabilire le linee guida future e snellire eventualmente l’iter procedurale.


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I metodi di ruling per il Patent Box dell’Agenzia delle Entrate

Il terreno di gioco su cui si trova l’Agenzia delle Entrate è quello della quantificazione del reddito ricavato dai beni immateriali, di fronte al quale si delineano due scenari differenti.

Lo scenario più semplice è quello in cui le società richiedenti hanno al loro interno solamente il bene immateriale, che può essere un marchio, un software, un brevetto o un know-how: tale bene viene concesso in uso al di fuori di esse in cambio di royalty.

La questione si fa, invece, più complessa quando si parla di società i cui beni immateriali sono utilizzati al loro interno e nell’ambito di un processo produttivo ben più complesso: è il caso di brevetti o know-how da loro sviluppati e utilizzati per la creazione di prodotti. In queste circostanze determinare l’effettivo contributo economico è un processo che passa attraverso un contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate, con l’obiettivo di arrivare a un modello di quantificazione del reddito che sia concordato da ambo le parti.

La circolare n.11/E del 7 aprile 2016 indica i due metodi privilegiati dall’Agenzie delle Entrate: il CUP – Comparable Uncontrolled Price – e il profit split.

Metodo CUP

Si tratta del più adatto per identificare i tassi di royalty del mercato.

In base a tale metodo, la determinazione del contributo economico del bene immateriale avviene in due diverse fasi:

  1. prima viene stabilito il tasso di royalty di mercato, sia ricorrendo a transazioni interne, sia a banche dati specializzate (rispettivamente, CUP interno e CUP esterno)
  2. vengono poi identificati i ricavi ai quali applicare tale tasso di royalty, in particolare quelli relativi ai prodotti o ai processi per cui è usato il bene immateriale. Da questo importo vanno dedotti i costi diretti che sono stati sostenuti per produrre il bene immateriale e una quota allocata di costi indiretti. Quello che così si ottiene è il reddito su cui deve essere calcolata l’agevolazione fiscale Patent Box.

In pratica, avviene un’interrogazione dei database internazionali dove sono registrate le transazioni che avvengono sul mercato reale e, tra queste, vengono scelte quelle che possono essere comparabili tra di loro sulla base di diversi fattori quali tipologia di asset, settore del mercato ecc.

L’OCSE indica il CUP come il metodo preferibile per capire se le condizioni esistenti tra le imprese consociate rispettino il principio della libera concorrenza.

Il limite maggiore è rappresentato dal fatto che occorrono livelli molto elevanti di comparabilità tra le diverse transazioni prese in esame: se le differenze tra quelle controllate e quelle indipendenti sono troppo ingenti, il metodo CUP non potrà essere considerato il più affidabile.

patent box ruling cup e profit split

Metodo Profit Split

Il metodo consiste nella ripartizione degli utili delle transazioni ed è adatto a quelle circostanze in cui i due (o più) soggetti che sono coinvolti nella transazione contribuiscono più o meno ugualmente al determinare l’utile in modo significativo, oppure quando non sarebbe adatto un metodo unilaterale.

L’Agenzia delle Entrate reputa più adatto questo metodo quando il CUP non può essere messo in pratica in modo affidabile, per il motivo visto sopra.

Problematiche emerse e possibili soluzioni

Quali sono le difficoltà emerse durante lo svolgimento degli accordi in questi mesi?

Per quanto riguarda il metodo CUP, spesso le transazioni non sono risultate comparabili tra di loro, dovendo quindi necessariamente ricorrere al profit split.

In questo secondo caso, le difficoltà maggiori sono emerse inrelazione ai modi di remunerazioni delle funzioni routinarie, nonché alle modalità in cui è stato ripartito l’extraprofitto tra bene immateriale e altri fattori intangibili.

Per questo motivo sembra emergere sempre di più la necessità di utilizzare metodi alternativi per determinare il contributo economico portato dal bene immateriale, soprattutto per quanto riguarda le imprese di dimensioni minori (quelle che nel nostro Paese sono le più interessate al Patent Box).

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