Il Nexus Approach e le basi del Patent Box

Nexus Approach: le basi del Patent Box

Il Patent Box nostrano è basato sul cosiddetto “Nexus Approach“, discusso dall’OCSE nel suo report datato 16 settembre 2014, in particolare nell’azione 5 del BEPS – Countering Harmful Tax Practices More Effectively, Taking into Account Transparency and Substance.

Cosa sostiene il Nexus Approach

Il Nexus Approach delinea un tipo di tassazione agevolata per tutti i redditi che derivano dai diritti su beni immateriali, nella misura in cui tali redditi vengano creati da spese cosiddette qualificanti (letteralmente “to the extent it was generated by qualifying expenditures”).

Il principio di base di tale approccio è l’individuazione nelle spese di ricerca e sviluppo, sostenute dal detentore del bene immateriale, del collegamento fondamentale a garanzia del principio della substantial activity, permettendo così di beneficiare dei vantaggi del Patent Box.

La substantial activity ha come obiettivo l’accertamento del fatto che, il soggetto beneficiario del regime agevolato, stia svolgendo un’attività materiale e rilevante ai fini della produzione o dell’implementazione del bene immateriale. Per ulteriori approfondimenti leggi la nostra guida.

La quota agevolabile derivante dal bene immateriale è quella che viene calcolata nel rapporto tra “qualifying expenditures” (i costi qualificati) e “overall expenditures” (i costi complessivi).
Ciò che conta, quindi, non sono le spese di ricerca e sviluppo in senso assoluto, ma la quota di tali spese che sono direttamente collegate al bene immateriale.

Nexus approach e Patent Box, calcolo

Tale quota viene calcolata in base a questa formula:

(costi qualificati / costi complessivi) x reddito complessivo che deriva dal bene intangibile

In base a questo calcolo, tutti i costi di acquisizione del bene immateriale e di ricerca e sviluppo che siano stati dati in outsourcing a società dello stesso gruppo non sono considerabili costi qualificati ma complessivi, avendo così l’effetto di ridurre il reddito derivante dal bene immateriale: questo perché vengono prese in considerazione solamente le attività di ricerca e sviluppo che hanno portato il contribuente a sviluppare internamente il bene immateriale.

Anche il regime italiano segue fedelmente questo approccio, determinando il reddito agevolabile (su cui viene applicata un’esenzione pari al 50%) in modo proporzionale alle attività effettivamente svolte dal detentore dei diritti sul bene immateriale.

Come era prevedibile, inizialmente c’è stata un certa resistenza da parte di alcuni Stati di fronte a queste condizioni: ecco perché sono state in parte mitigate introducendo il concetto di up lift: tale principio prevede la possibilità di inserire i costi di outsourcing e di acquisizione del bene intangibile nel numeratore fino a un massimo del 30%.

Sempre nell’ottica di venire incontro ai vari Paesi, è stata prevista una regola denominata grandfathering rule

I regimi che non sono conformi ai principi stabiliti dal nexus approach dovranno essere chiusi entro e non oltre il 30 giugno del 2021. Inoltre, non sono più accettati regimi IP esistenti che non siano conformi a partire dal 30 giugno di quest’anno.

Gli obiettivi dell’Action 5 del progetto BEPS

L’obiettivo primario dell’action 5 del progetto Beps è quello di definire delle regole comuni per i regimi preferenziali di tassazione, in modo da combattere la concorrenza fiscale dannosa.

Molti Stati avevano introdotto dei regimi che favorivano le operazioni cosiddette purely tax driven, ossia slegate dall’effettivo svolgimento di attività sostanziali: l’action 5 si è posto come duplice obiettivo sia la trasparenza dei regimi fiscali sia l’assicurarsi che i regimi sopra citati rispondessero al principio della substantial activity.

Obiettivi del Patent Box italiano alla luce del Nexus Approach

Nel nostro Paese, l’applicazione del Patent Box si prefigge un obiettivo triplice:

  1. l’incentivare il ritorno in Italia di tutti i beni immateriali che al momento risultano collocati all’estero;
  2. l’incentivare il mantenimento dei beni immateriali nel nostro Paese, in modo che non vengano ricollocati all’estero;
  3. Il favorire un maggior numero di investimenti nelle attività di ricerca e di sviluppo

Vuoi saperne di più sullla gestione dei marchi nell’ambito del Patent Box?

In base al Nexus Approach i beni intangibili “marketing related” come i marchi commerciali sembrerebbero esclusi dalle agevolazioni fiscali previste, ma come sappiamo nel nostro paese è inclusa anche tale categoria come accettata.

Nexus Approach e Patent Box, i marchi

In realtà anche la lettura del Nexus Approach in tal senso non è così scontata: i marchi prevedono anch’essi dei costi di ricerca e sviluppo, seppur in senso lato, quindi la scelta italiana non è così estranea alle linee guida sopra esposte.
Ricordiamo infatti che:

  • per alcuni marchi, il processo che porta alla loro creazione presuppone dei costi di ricerca sia di base che applicata (come nel caso dei marchi di forma, olfattivi e gustativi);
  • il fatto di includere i marchi tra le categorie che possono beneficiare dell’agevolazione fiscale Patent Box non presuppone rischi di erosione della base imponibile, perché il presupposto alla base è sempre quello che l’impresa debba dimostrare di aver sostenuto dei costi di ricerca e sviluppo.

Ci sono, comunque, alcune categorie di marchi che risultano “problematiche” in tal senso, ovvero:

  • il marchio generale, soprattutto se viene sempre utilizzato unitamente a un marchio speciale (come nel caso della Apple);
  • il marchio di servizio (ad esempio Mc Donald);
  • il marchio collettivo (ad esempio Interflora);
  • i marchi di “nuova generazione”, ossia quelli rappresentati da colori, profumi, suoni e forma dei prodotti

La legislazione italiana, in ogni caso, al momento include tutti i marchi come beni immateriali presi in considerazione per l’applicazione del Patent Box.

 

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