patent-box-in-europa-730x410

Patent box in Europa

L’adozione dei vari regimi di Patent Box nei paesi dell’Unione Europea deve probabilmente la sua origine nei propositi espressi nella Strategia di Lisbona, esito di un vertice avvenuto nel marzo del 2000.

In questa occasione, il Consiglio Europeo concordò un nuovo obiettivo strategico per l’Unione, da attuare nel decennio 2000-2010, con lo scopo di diventare un’economia fondata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in modo da aumentare i posti di lavoro e raggiungere una maggiore coesione sociale.
Patent Box: come funziona? Approfondiscilo nella guida.

Una breve cronistoria

Negli ultimi decenni, i governi dei vari paesi hanno rilevato che una gran parte delle IP (intellectual properties, le proprietà intellettuali) venivano spostate all’estero in modo da godere di tasse minori: lo scopo primario è quindi diventato quello di ridurre, se non proprio invertire, tale trend ed incoraggiare le aziende a mantenere le IP all’interno del loro territorio.

Ecco perchè i vari paesi europei hanno progressivamente adottato i propri regimi di Patent Box.
Vediamo una rapida carrellata della successione cronologica nei diversi Stati:

  • Olanda e Belgio nel 2007;
  • Lussemburgo e Spagna nel 2008;
  • Ungheria nel 2012;
  • Uk nel 2013;
  • Portogallo nel 2014.

La precorritrice assoluta è stata la Francia, che, ben prima della Strategia di Lisbona, ha deciso di munirsi del primo Patent Box fin dal lontano 1971.

All’inizio del 2015 i paesi con questi sistemi erano 11, a cui si è aggiunta l’Italia nel corso dell’estate dello stesso anno.

Il quadro del Patent Box in Europa

Avendo la bellezza di 12 sistemi diversi in 12 paesi europei, appare chiaro come si sia di fronte a un quadro complesso e non allineato nella sua globalità.
Tra i vari paesi ci sono sostanziali differenze: cambia il livello di tassazione, così come il trattamento delle spese e delle detrazioni.
Ad esempio, Malta offre una tassazione zero e, insieme a Cipro e il Lichtenstein, fa parte del trio dei paesi più convenienti. In Francia, invece, i ricavi vengono tassati al 15%.
In alcuni paesi rispetto ad altri, poi, si è scelto di far rientrare nell’agevolazione una grande varietà di beni immateriali: è il caso dell’Italia che, al momento, include anche i marchi e i copyright, analogamente a quanto fanno anche Cipro, Lichtenstein, Ungheria e Lussemburgo.


Vuoi saperne di più sui beni immateriali?

Considerando queste differenze, si possono dividere i regimi esistenti in due gruppi:

1) quello maggiormente mirato a incentivare lo sviluppo, la ricerca e l’innovazione. Qui sono inclusi i paesi di Belgio, Olanda, Gran Bretagna e Italia: si concentrano cioè sui brevetti, piuttosto che su beni connessi al marketing;

2) l’altro modello cerca di attrarre tutte le forme di beni immateriali, ed è quello utilizzato da Cipro, Francia e Ungheria.

In questo quadro si distinguono le multinazionali dalle  pianificazioni fiscali maggiormente aggressive, che invece cercano  di sfruttare le falle esistenti in entrambi i modelli: da un lato provano a sfruttare le agevolazioni dedicate alla ricerca, allocando le loro risorse immateriali in paesi con un carico impositivo più basso; dall’altro riescono a beneficiare anche di quelle per il patent box, facendo in modo di registrare i brevetti in un altro paese con tassazione più bassa.

Per questo si è fatta strada, nel Parlamento Europeo, la certezza che occorrano interventi per dotare l’Unione di maggiore università e quindi che sia necessario intraprendere delle iniziative collettive per arginare questi fenomeni.

La soluzione che si profila all’orizzonte è quella di un sistema di tassazione comune per le imprese.

La mappa europea

Nella mappa che segue, vengono illustrati i diversi paesi europei in una scala cromatica atta a rappresentare i diversi regimi di Patent Box: i vari colori indicano il livello dell’aliquota che viene applicata sui redditi generati dal capitale intellettuale.

Livello aliquota patent box

Nella seconda mappa, invece, sono indicati in verde i regimi che comprendono nelle agevolazioni del Patent box anche l’IP (sigla per indicare l’Intellectual Property) acquistata da terzi, mentre in rosso troviamo i regimi che considerano solo l’IP auto prodotto.
Infine, con il colore
giallo ecco i regimi per cui valgono regole speciali.

IP patent box

(Studio e mappe realizzate in collaborazione con AiutiDiStato.org da Nordai Srl sulla piattaforma GeoNue http://www.geonue.com/ip-box-rate/. Twitter: @nordai_it )

Problematiche generate dal Patent Box

L’OCSE e la Commissioni Europea hanno messo sotto osservazione le agevolazioni fiscali derivanti dai vari Patent Box europei, in quanto potrebbero essere ipoteticamente responsabili di causare una concorrenza fiscale sleale tra i vari membri, nel caso in cui non vengano propriamente disciplinate.

Nel mirino è finito soprattutto il Lussemburgo, in quanto avrebbe varato degli aiuti di Stato mascherati da un regime di tassazione molto favorevole, invece che connessi ad investimenti fatti in loco: nel dettaglio si parla di un’esenzione dell’80% per tutti i redditi derivanti dallo sfruttamento della proprietà intellettuale.

Da tempo Wolfang Schauble sta criticando la presenza del Patent Box in Europa, in quanto a suo dire sarebbe responsabile di generare una concorrenza fiscale nociva non in armonia con lo spirito europeo.

Anche per questo l’Italia ha preso ispirazione dal Nexus Approach, che prevede la tassazione delle quote di reddito che sono strettamente collegate alle attività di ricerca e sviluppo: in questo modo la nostra nazione dovrebbe stimolare un virtuoso meccanismo di crescita e debellare un uso scorretto della normativa, fatto solo per eludere il fisco.

Breve panoramica del Patent Box in alcuni paesi europei

UK

Il Patent Box è stato introdotto nel Regno Unito nel 2013 e permette alle aziende britanniche di avere una percentuale più bassa di tassazione (il 10%) .

Tuttavia, com’è già successo altrove, ciò che voleva essere un motore per incoraggiare l’innovazione e attirare attività di ricerca e sviluppo, col tempo è diventato un pretesto  per spostare i ricavi derivanti dai brevetti dai paesi esteri verso l’UK, in modo da beneficiare dell’agevolazione fiscale.

Inoltre, il livello di sgravio fiscale non era in alcun modo connesso all’importanza ricoperta dal brevetto nella creazione del prodotto o del processo.

Per questo il vecchio Patent Box è finito sotto i riflettori del governo nel 2014, mettendo sotto indagine le pratiche a esso connnesse: questo fino a quando la Germania, la più convinta promotrice di tale inchiesta, e l’UK hanno trovato un accordo e hanno abbozzato una proposta per migliorarlo, basata sul Nexus Approach.

In base al Nexus Approach, deve esistere una connessione diretta e autentica tra i ricavi e le attività che li hanno generati: questo significa che gli introiti interessati dall’agevolazione fiscale devono d’ora in poi derivare dai brevetti sviluppati dalle aziende o che esse hanno contribuito direttamente a far sviluppare.

L’attuale Patent Box britannico verrà chiuso ai nuovi partecipanti dal 30 giugno 2016 e abolito entro il 30 giugno del 2021. Il nuovo regime, invece, entrerà in vigore a partire dalla chiusura del vecchio.

Francia

Il Patent Box francese ha subito due modifiche, una nel 2005 e una nel 2010. La Francia permette che il reddito o il guadagno derivati dalla licenza, la concessione in licenza, la vendita o il trasferimento di proprietà intellettuale qualificata, siano tassati al 15,5%, se rispondono a determinate condizioni.
Sono interessate dall’agevolazione le entrate derivanti dai brevetti che siano stati rilasciati in Francia, Regno Unito e dall’Ufficio Europeo dei brevetti. Nel caso in cui la Francia abbia rilasciato un brevetto per una proprietà intellettuale qualificata situata al di fuori del suo territorio (se il brevetto è di proprietà di una società francese e fatte salve le condizioni dell’Ufficio europeo dei brevetti), anche tale brevetto straniero è ammissibile nel suo Patent Box.

La Francia invece non include diritti di proprietà intellettuale come marchi di fabbrica, diritti di design e diritto d’autore.

 

Belgio

Introdotto nel 2007, il Patent Box in questo paese ha permesso una riduzione delle tasse aziendali dal 33,99% al 6,8%, l’equivalente dell’80%.
Il regime è applicabile ai brevetti di qualifica, ai certificati di protezione supplementare e al Know How a loro strettamente connesso.
A differenza di altri paesi, invece, l’agevolazione è applicabile solo per i brevetti sviluppati in tutto o almeno in parte in un’azienda belga. Soltanto i miglioramenti effettuati sui brevetti acquistati si estendono anche al di fuori del paese, ma comunque, in tal caso, l’ente belga deve possedere il centro di ricerca.

Lussemburgo

Il Lussemburgo prevede un’esenzione fiscale dell’80% (e quindi con un’aliquota effettiva di 5,76) per il reddito netto derivante da diritti di proprietà intellettuale qualificati . Questi possono essere stati sviluppati internamente o acquisiti dopo il 31 dicembre 2007.
Gli IP ammissibili comprendono brevetti, marchi, disegni , nomi a dominio, modelli e diritti d’autore del software.
Non sono compresi, invece, Know-how, i diritti d’autore relativi al software, formule e liste di clienti.

Olanda

Anche l’Olanda ha introdotto il Patent Pox nel 2007, prevedendo un regime di tassazione del 10%. Il regime è stato ampliato nel 2010 per offrire un tasso ridotto ulteriormente al 5% e cambiando il nome in Innovation Box.
Sono ammesse le aziende che risiedono in Olanda e gli impianti permanenti che sono soggetti alle tasse nei Paesi Bassi. L’azienda deve essere la proprietaria economica dell’IP e deve sostenere i rischi associati a tale proprietà.
L’Innovation Box riguarda sia il reddito sviluppato internamente (richiede una dichiarazione da parte del governo olandese) sia i brevetti acquistati.
Tuttavia non riguarda marchi di fabbrica, diritti di design non tecnici e i diritti d’autore della letteratura.

Salva